11.10.2013

L' OMBRA DEL SILENZIO - Kate Morton



Per me che cerco di restare al passo con tutte le uscite della Morton, attendere un suo nuovo libro è sempre un’atroce ed estenuante tortura. Certo, bisogna sottolineare, però, che una volta arrivati in possesso del romanzo tutti quei mesi e mesi di "astinenza" sono sempre ripagati da una storia appassionante e accattivante. Con L' ombra del silenziol’autrice ci riporta nel suo mondo fatto d’intrighi, decisioni sbagliate, passati che violentemente ritornano a minacciare il futuro, amori struggenti e incisi nelle ossa, e, come elemento pilastro di questo libro, segreti, tanti segreti.
È il 1961 siamo nel Suffolk in Inghilterra, la giovane Laurel si sta rilassando nella sua casetta sull’albero, pensando al suo futuro, al ragazzo per cui ha una cotta e che dovrebbe incontrare da lì a poche ore.

"E sopra tutto questo, sdraiata sulle assi di una casetta nascosta fra i rami di un albero, una ragazzina di sedici anni sospira succhiando una caramella”.

Tutto sembrerebbe perfetto, idilliaco, se non fosse che improvvisamente dalla finestrella della piccola costruzione, la giovane assiste a un terribile evento, sua madre Dorothy armata di un coltello uccide un uomo, apparentemente sconosciuto. Già da questo momento, narrato in maniera perfetta e dinamicamente parlando quasi teatrale, ho capito che il libro mi avrebbe tenuta incollata per ore intere, mettendo a dura prova la mia voglia di sapere. Sì, perché dopo questo breve ma scioccante prologo, l’autrice, dal 1961 ci trasporta nel 2011, dove incontreremo una Laurel più matura, diventata una delle attrici di maggior successo dell’Inghilterra, in viaggio di ritorno nel Suffolk per andare a trovare la madre in fin di vita. Percepiamo subito che, nonostante Laurel sia una donna soddisfatta della sua carriera e dei suoi traguardi, ha come una sorta di rancore nei confronti della donna che l’ha generata, sebbene la adori e la ami follemente, e di quell’episodio che ancora oggi la perseguita e al quale non riesce a dare una spiegazione plausibile. È durante quelle settimane che passa al fianco del capezzale della madre, che Laurel inizia a scoprire e a indagare sul passato di Dorothy.

"Chi sei Dorothy, e chi eri prima di diventare nostra madre?"

In un susseguirsi di misteri, ed episodi sconvolgenti, le parole della Morton ci portano nel 1941 in una Londra graffiata e piegata dalle bombe tedesche, dove ci farà conoscere non solo la storia della giovane Dorothy Smitham, ma anche quella della bellissima Vivien Longmayer, moglie dell’uomo che Dorothy ucciderà vent’anni dopo nel suo giardino. L’aspetto che ho apprezzato maggiormente di questo libro non sono stati tanto gli intrecci magnificamente realizzati o la prosa perfetta e intrigante tipica del suo stile, ma soprattutto l’abilissima scelta dell’autrice di fare credere a noi lettori di avere la soluzione in mano già a metà romanzo, per poi " vigliaccamente" sbatterci in faccia la verità solo nelle ultime pagine. Giuro di avere avuto bisogno di un momento di pausa, quando negli ultimi capitoli ha svelato il tanto agognato mistero che mi permetteva così di chiudere finalmente con un cerchio perfetto la storia. Come sempre rimango allibita davanti alla sua bravura, e mi spiace notare che qui in Italia la Morton non è tanto conosciuta quanto all’estero. Personalmente io ritengo che lei sia una delle più dotate nel riuscire a fondare così bene il romanzo storico, il romance, e il giallo, in un connubio che ogni volta da vita a una storia micidiale e indimenticabile. Se non avete ancora letto nulla di lei, vi prego in ginocchio di andare a recuperare tutti i suoi libri e provvedere immediatamente a questa enorme mancanza. Non ve ne pentirete!

 Per concludere, se proprio voglio fare la rompiscatole della situazione, l'unica nota " negativa" che ho trovato, non riguarda il romanzo, bensì la traduzione del titolo. L’ombra del silenzio non è sbagliato, in effetti, l’essenza del libro viene definita molto bene ugualmente, eppure ogni volta che ne parlo o ne scrivo, come in questo caso, il mio pensiero va sempre prima al famosissimo best-seller di Zafón, piuttosto che al romanzo della Morton. Perciò, per evitare possibili disguidi, avrei di gran lunga preferito che il titolo venisse letteralmente tradotto dall’originale, The secret Keeper, La custode del segreto.



Restate collegati :D

Marty